• Genova - 13/07/2016

    Avrebbe compiuto 82...

    Avrebbe compiuto 82 anni oggi il giornalista e radiocronista sportivo genovese Alfredo Provenzali.

    Nato nel quartiere di Sampierdarena il 13 luglio 1934, Provenzali, tifoso sfegatato della Sampdoria, dal 1966, è stato radiocronista della trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto, e ha debuttato allo stadio Marassi di Genova come inviato; è proprio in quell’occasione che l’uomo conobbe Nicolò Carosio, anch’egli inviato per la televisione a commentare la stessa partita.
    Inviato anche del campionato italiano di pallanuoto di cui era appassionato, Provenzali ha festeggiato i quarant'anni di attività come radiocronista nel 2006. L’uomo, amico e tifoso del talentuoso pallanuotista della Pro Recco Eraldo Pizzo, si è sempre distinto per la sua grande abilità nel gestire anche i collegamenti radiofonici più complicati: nel 1991, a causa di complicanze tecniche con cuffia e microfono durante i collegamenti con il ciclismo, Provenzali dimostrò la sua professionalità pronunciando soltanto nomi di città, finché il problema non rientrò, ottenendo i complimenti in diretta, da parte dei conduttori della trasmissione.

    È il 1964, quando il genovese, nel corso di una delle rassegne dedicate ai nuovi talenti emergenti che si svolgevano nei teatri liguri, ha il privilegio di conoscere il cantautore Luigi Tenco. Indimenticabile è la radiocronaca di Provenzali del primato del mondo negli 800 stile libero, ottenuto dalla nuotatrice Novella Calligaris ai campionati nel mondo di Belgrado, nel 1973.

    Un altro ricordo del radiocronista ligure è legato al racconto che l’uomo fece nel 1983, del record dell'ora di ciclismo realizzato da Francesco Moser a Città del Messico.

    Provenzali, anima e voce storica de Tutto il calcio minuto per minuto, è stato un grande professionista, che ha sempre svolto il suo mestiere in modo impeccabile e capace. Il genovese, che con la sua voce calda e rassicurante ha contribuito a fare la storia della radio, è scomparso esattamente quattro anni fa, proprio nel giorno del suo 78esimo compleanno.

  • Genova - 06/06/2016

    I risseu.


    Oggi so...

    I risseu.


    Oggi sono pochi i palazzi e le chiese genovesi in cui è possibile ammirare le decorazioni fatte di ciottoli di pietra che caratterizzano l’antica arte ligure: i cosiddetti risseu.

    Ciottolo in genovese, i risseu sono mosaici acciottolati che ornano non soltanto i sagrati delle chiese, ma anche i giardini delle ville, dei palazzi, le piazze, e le strade della Liguria. Nati intorno al XVII e XVIII secolo, queste decorazioni deriverebbero dall’usanza di cospargere le strade di petali e di fiori, durante i giorni della processione del Corpus Domini, e trarrebbero ispirazione dai mosaici greco-romani che i mercanti genovesi avevano ammirato nei loro viaggi attraverso il Mediterraneo.

    La realizzazione del risseu partiva da un disegno precostituito sulla pavimentazione da decorare, e la base dell’opera era costituita da una malta di calce e di porcellana in polvere; i ciottoli venivano poi scelti in base al loro colore, nero, bianco, e, a volte, anche il rosso, e venivano, infine, livellati da un lato per fare in modo che si adattassero alla base sulla quale venivano fissati, per poi andare a ornare sia gli spazi pubblici della città, che i cortili e i palazzi del centro storico di Genova. Armando Porta, mosaicista per passione, è ricordato per essere stato uno dei più famosi e importanti maestri di quest’antica arte, e contribuì anche al rifacimento del noto mosaico delle Turchine a Palazzo Reale di via Balbi.

    Un’altra forma d’arte che si ritrova spesso nel nostro centro storico, è costituita dai laggioni, piastrelle decorate a rilievo, che decorano non soltanto gli spazi interni di diversi palazzi di Genova, ma anche il campanile di Sant’Agostino, unico nel suo genere. È sempre grazie ai commerci della Superba con la Spagna in particolare, e alla mescolanza con le culture che si affacciano sul Mediterraneo, che i liguri hanno portato queste caratteristiche decorazioni fino a Genova.

    Il palazzo di via Luccoli 26 conserva i maggiori e più spettacolari laggioni della città; tuttavia, è da quando l’anziana che vendeva ceste di vimini nell’atrio del palazzo ha deciso di smettere la sua attività, che il portone è stato chiuso, e, di conseguenza, i laggioni potevano essere ammirati soltanto dai condomini.

  • Genova - 26/01/2016

    Si è spento ieri Enr...

    Si è spento ieri Enrico Bruno Novali, grande artista genovese. Classe 1928, fu allievo di Giuseppe Bodrato, per poi perfezionarsi nel dopoguerra grazie ad Orlando Grosso. Collaborò per anni con Antonio Giuseppe Santagata e lo scultore Guido Galletti.

    Nel '46 esordì con la prima mostra in pubblico, un appuntamento che diede il via ad una lunga e brillante carriera che portò il suo nome e quello di Genova oltre in confini nazionali.

    Oltre la pittura, l'altra grande passione di Novali fu l'impegno sindacale. Negli anni '70 fu tra i protagonisti della nascita dello SNA Cgil, di cui fi Segretario Generale e componente della Segreteria Nazionale.

    Nominato Accademico Promotore dell'Accademia Ligustica di Belle Arti, una sua opera è conservata presso la Galleria d'Arte Moderna del polo museale di Genova Nervi": lo ha dichiarato la Camera del Lavoro tramite una nota. Ha organizzato oltre trenta Rassegne d'Arte per il Sindacato, promuovendo una intensa attività di valorizzazione dei beni culturali sul territorio e le sue opere impreziosiscono la Camera del Lavoro di Genova.

    Vogliamo ricordarlo con le parole che pronunciò in occasione del trasloco della storica sede della Cgil di via Balbi a quella di via San Giovanni d'Acri.

    "E questo piccolo e vecchio uomo che piange, non deriderlo compagno; si può piangere di dolore, di nostalgia, si può piangere guardando la vecchia casa, "la casa dei ricordi" ma si può piangere anche per la gioia guardando la nuova casa del sindacato, "la casa della speranza".

  • Genova - 17/02/2016

    Eugenio Carmi, il gr...

    Eugenio Carmi, il grande artista genovese, si è spento ieri, 16 febbraio, all'età di 96 anni in una clinica svizzera.

    Nato a Genova nel 1920, è stato uno dei grandi maestri dell'astrattismo italiano, l'ultimo esponente della generazione della scuola genovese, insieme a Luzzati e Costantini. Fuggito a Zurigo a causa delle leggi razziali, Carmi non interrompe il legame con la sua città, legame che lo porterà dal 1956 al 1965 a ricoprire il ruolo di responsabile immagine dell'Italsider. Fermamente convinto che l'industria debba essere un polo di diffusione culturale, realizza opere astratte utilizzando diversi materiali “industriali” come latte, plastiche, smalti su acciaio e vetrate.

    Il suo rapporto con Genova va oltre il rapporto con l'Italisider: nel 1963 fonda la Galleria del Deposito a Boccadasse insieme agli amici artisti Lele Luzzati, Popi Fedeli e Flavio Costantini. L'obiettivo è quello di “fare qualcosa di nuovo”, ovvero offrire un’alternativa alle logiche commerciali del mercato dell’arte, e di creare un polo artistico e culturale a livello internazionale. Il fine ultimo è di realizzare e veicolare un’arte accessibile a un pubblico molto più vasto. Nel 1966 collabora con Umberto Eco nella realizzazione di una serie di favole per bambini edite da Bompiani, in quell'anno è ospite della Biennale di Venezia con l'opera elettronica SPCE. Tra le diverse opere che lo legano a Genova c'è anche la realizzazione del logo ufficiale della Regione Liguria.

    L'Italia perde uno dei maestri dell’astrattismo nostrano. Genova dice addio all'ultimo "grande" di una generazione di artisti straordinari.

  • Genova - 18/02/2016

    Oggi festeggiamo il...

    Oggi festeggiamo il compleanno di Fabrizio De Andrè, il più amato e noto cantautore della nostra città. Colui che ha messo in musica, meglio di chiunque altro, Genova e le sue contraddizioni.

    Canzoni come “La città vecchia” o “Via del Campo” rappresentano e descrivono la Superba meglio di qualunque fotografia, film o acquerello. Grazie a lui Genova, i suoi vicoli e i suoi personaggi sono conosciuti in tutto il mondo. Nei suoi testi l'anima anarchica, ribelle e popolare della nostra città viene descritta con parole che travalicano i confini, diventando patrimonio culturale del nostro Paese.

    Il rapporto spesso contrastante tra Genova e De Andrè si rinsalda nel 1984 con l'uscita dell'album “Creuza de ma”. Grazie a questo disco, al nostro dialetto viene conferita una nuova legittimità musicale.

    Oggi Genova ti ricorda con affetto Faber. Il tuo mito è andato oltre intere generazioni, impossibile trovare un chitarra con la quale non sia stata suonata almeno una volta una delle tue canzoni.

    Grazie Faber per tutto quello che ci hai lasciato.

  • Genova - 19/02/2016

    Oggi ricordiamo Erne...

    Oggi ricordiamo Ernesto Camillo Sivori, il violinista genovese morto il 19 febbraio del 1894 e sepolto nel cimitero monumentale di Stagliano.

    Allievo prediletto di Niccolò Paganini, Ernesto Camillo Sivori ha composto circa cinquanta composizioni per violino e chitarra.
    Famoso in tutta Europa la sua fama è arrivata anche oltre oceano, dove ha tenuto diversi concerti. Oltre che di Paganini, fu allievo anche di Giacomo Costa e di Agostino delle Piane.

    Venne definito da un critico francese il “Paganinetto” e il suo rapporto con il maestro continuò anche dopo la sua morte.

    Ernesto Camillo Sivori si presentava infatti come l’erede dell'arte del suo maestro, anche se la sua particolarità era principalmente quella di adattare la musica di Paganini alle sue esigenze, spesso anche con modifiche originali, o dovute alle sue caratteristiche fisiche. Si dice infatti che avesse le dita più corte di quelle di Paganini e per questo motivo dovette riadattare alcune suonate alle sue caratteristiche fisiche. Paganini gli dedicò un concerto per violino e chitarra, di cui l’originale è purtroppo andato perduto, ma ci rimangono alcuni pezzi per violino e chitarra.

    Il ricordo è sempre vivo nella nostra città e nella nostra regione: a lui sono dedicati un teatro a Finale Ligure e una sala multifunzionale a Genova.

    Il suo violino, invece, è conservato presso il municipio della nostra città, chissà se sarà suonato ancora?

  • Genova - 20/02/2016

    Il nostro ricordo qu...

    Il nostro ricordo quotidiano oggi si perde per le strade della nostra città, si tratta di memorie architettoniche, di una Genova che non esiste più ma della quale rimangono tracce nascoste tra i muri della nostra città.

    Il quartiere di Carignano, in dialetto Caignàn, è oggi uno dei quartieri più eleganti di Genova a pari merito con Castelletto e Albaro, in passato aveva un aspetto diverso da come ci appare oggi. La via principale di accesso alla collina di Carignano oggi avviene tramite via Fieschi che portava alla villa nobiliare della famiglia Fieschi, di cui oggi non rimangono tracce. La dimora dei Fieschi fu infatti distrutta nel 1547 dalla famiglia Doria. Alla fine di via Fieschi sorgeva la cosiddetta montagnola dei Servi, che fu spianata per fare posto alla basilica di Carignano.

    Il quartiere di Carignano assume il suo aspetto contemporaneo nel 1800: la moderna via Fieschi viene costruita nel 1868 come collegamento tra la collina e piazza Ponticello (oggi Piazza Dante). I terreni coltivati a fasce e le ville nobiliari sono stati trasformati dall'architetto e urbanista Carlo Barabino, a cui si deve, tra le altre cose la progettazione del Parco dell'Acquasola.

    Oggi è ancora possibile trovare delle traccie dell'antico quartiere di Carignano: Salita S. Leonardo e Passo Fieschi erano le antiche vie di accesso che portavano alla chiesa di S. Maria di Via Lata costruita nel 1336.

  • Genova - 22/02/2016

    Enrico Piaggio.

    Att...

    Enrico Piaggio.

    Attraversare Genova in sella a una Vespa è un'esperienza che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita. Se per noi genovesi può essere un fatto quasi quotidiano, lo dobbiamo a uno dei nostri più illustri concittadini: l'imprenditore Enrico Piaggio che nacque a Pegli il 22 febbraio del 1905.

    Alla morte del padre Rinaldo eredita insieme al fratello Armando la ditta che porta il loro cognome. Gli anni della guerra e del fascismo sono difficili: nel 1943 viene ferito con proiettile sparato da un ufficiale della Repubblica di Salò perché si era rifiutato di fare il saluto fascista.

    Ma poi la guerra finisce e mentre l'Italia si tira su le maniche Enrico Piaggio dà forma al suo sogno: vuole creare un mezzo di locomozione che sia facilmente usabile lungo le strade distrutte dal conflitto, ma soprattutto che sia alla portata di tutti. Nel 1946 negli stabilimenti Piaggio prende forma la prima Vespa su progetto dell'ingegnere areonautico Corradino D'Ascanio. Il successo sarà planetario, dalle star di Hollywood ai camalli del porto, tutti salgono in sella. Nel 1964 Enrico Piaggio diventa direttore della Piaggio motocicli mentre al fratello viene affidata la direzione del settore aeronautico. Un anno dopo, nel 1965 Enrico Piaggio viene colpito da un infarto mentre si trova nel suo ufficio, morirà dopo dieci giorni il 16 ottobre 1965.

    Oggi tutti i nostri giri in Vespa sono dedicati al suo ideatore.

  • Genova - 23/02/2016

    Il 23 febbraio 1870...

    Il 23 febbraio 1870 moriva a Genova Antonio Caveri, senatore del Regno di Italia durante la XV legislatura che nacque nella nostra città il 2 aprile del 1811.

    Giurista e accademico di fama, dopo la laurea in giurisprudenza presso l'Ateneo Genovese, proseguì la carriera accademica, ottenendo una cattedra in Principi razionali del diritto e diritto pubblico.

    Contemporaneamente si dedicò alla cosa pubblica, sia locale che nazionale. Per quanto riguarda la nostra città, ricoprì le cariche di sindaco tra il 25 ottobre e il 30 dicembre 1963. Ricoprì inoltre la carica di Presidente del Consiglio provinciale di Genova per due mandati: il primo tra il 1860 e il 1862 e il secondo tra il 1863 e il 1868, è stato inoltre Consigliere comunale e Assessore.
    Il 1860 fu, invece, l'anno della sua elezione a senatore del Regno. Le gratificazioni personali arrivarono presto anche sul fronte accademico: nel novembre 1866 venne eletto preside della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Genova e in seguito fu nominato rettore dell'ateneo tra il 1868 e il 1870.

    Alla sua morte, in sua memoria gli è stata dedicata una via a Sampierdarena.

  • Genova - 23/02/2016

    Ernesto Matteo “ Gip...

    Ernesto Matteo “ Gipo” Poggi

    Il 23 febbraio 1913 nasceva Ernesto Matteo Poggi, detto Gipo, calciatore con il ruolo di centrocampista prima, e allenatore poi, Gipo ha giocato e allenato diverse squadre liguri.

    I suoi esordi risalgono alla fine degli anni Venti quando gioca per la Dominante, la nuova formazione nata dalla fusione di Andrea Doria e Sampierdarenese, squadre che poi si uniranno nell'immediato dopoguerra (1946) nella Sampdoria.

    Dopo una breve parentesi nelle fila del Genova 1893, torna alla sua squadra di origine con cui gioca due diversi campionati in serie minori. Il salto di qualità avviene nella stagione 1934-1935 quando la Sampierdarense viene promossa in serie A.

    Altre sfide calcistiche lo attendono: nel 1936 veste la maglia rossonera per poi passare alla Fiorentina nel 1938. Giocherà con i viola altre quattro stagioni, vincendo anche una Coppa Italia. Dopo la guerra torna a Genova e conclude la sua carriera di giocatore con la stagione 1946-1947 con la maglia della neonata Sampdoria.

    Inizia quindi la sua carriera a bordo campo allenando le giovanili della Sampdoria e passando alle nuove generazioni di genovesi la sua grande passione per il calcio.

  • Genova - 29/02/2016

    Oggi ricordiamo Anto...

    Oggi ricordiamo Antonio Enrico Canepa, nato nella nostra città il 29 febbraio 1940.

    Socialista, dopo la laurea in Giurisprudenza, viene nominato segretario della sezione del Partito Socialista Italiano ad Imperia, ed in seguito sarà eletto segretario regionale del PSI della Liguria.
    Si allea poi con Sandro Pertini e, nel 1972, viene eletto alla Camera dei Deputati, diventando il più giovane deputato del Parlamento.

    Nella sua vita, però, la battaglia più dura che deve combattere non è quella elettorale, ma una battaglia più difficile, contro un nemico insidioso e che non si arrende facilmente.

    Nel 1976, a seguito di una batosta elettorale, Antonio Enrico Canepa inizia a fare uso, come molti giovani negli anni Settanta, di eroina. La dipendenza piano piano prende sempre più spazio nella sua vita. Nonstante questo nemico con cui si ritrova a dover combattere, continua la carriera politica e viene eletto alla Camera dei Deputati per altre due volte, nel 1979 e nel 1983, diventando il delfino di Bettino Craxi.

    Ma la lotta contro l'eroina è difficile da vincere: viene ricoverato sotto la Comunità di San Benedetto al Porto per disintossicarsi e sotto falso nome all'Ospedale Villa Scassi di Sampierdarena.

    Purtroppo, a differenza delle lotte elettorali, Antonio Enrico Canepa non riesce a vincere lo scontro contro la dipendenza: il 31 marzo 1983, a soli 43 anni, viene trovato morto dalla sua cameriera nella casa di Corso Solferino a causa di un ovedose. Aveva da poco lasciato la carriera politica, sperando di rientrare in università essendo docente di filosofia del diritto.

    Antonio Enrico Canepa ha rappresentato le contraddizioni di una generazione, quella vissuta a cavallo del secolo scorso, divisa tra l'attaccamento ai valori dei padri e i pericoli della modernità.

  • Genova - 01/03/2016

    Il nostro ricordo qu...

    Il nostro ricordo quotidiano oggi si perde tra vicoli della nostra città che non esistono più, quelli del quartiere di Madre di Dio.

    L'antico quartiere, distrutto dalle ruspe nel 1973, si estendeva tra il sestiere del Molo e quello di Portoria. I vicoli stretti, tra i più antichi del nostro centro storico, collegavano questa parte della nostra città a via Fieschi a Campo Pisano e a via del Colle. Via Madre di Dio, l'asse principale del quartiere, collegava piazza Ponticello al mare, passando sotto le arcate del Ponte di Carignano. Tra queste strette strade nacque Niccolò Paganini, ma nemmeno la sua casa natale è stata risparmiata dalla demolizione.

    La zona era abitata in prevalenza da ceti popolari e da gente che lavorava in porto. Tante erano le osterie che si affacciavano lungo i suoi vicoli; d'estate si mettevano i tavolini fuori e si giocava a carte in strada. La notte il quartiere non si fermava perché, specialmente nella zona oggi corrispondente all'attuale Salita del Prione, vi erano numerose case chiuse e bordelli.

    Oggi, come dice una vecchia canzone “tutto questo non c'è più” e le osterie e i vicoli dell'antico quartiere hanno lasciato il posto ai Giardini di Plastica e ai motorini parcheggiati in Piazza Dante.

    Chissà quanti genovesi rimpiangono i vecchi vicoli che qui una volta sorgevano?

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